Il Falco della Regina Falco eleonorae nell’isola di San Pietro (Sardegna)

di Marcello Grussu

Servizio fotografico di Michele Mendi

 

 

Quando nel XIV secolo la legislatrice sarda Eleonora d’Arborea (1350-1403) compilò il codice di leggi denominato Carta de Logu vi inserì un articolo in cui si vietava severamente la cattura di falchi adulti e il prelievo dei nidiacei. Tale articolo si riferiva a tutti i rapaci e si suppone fosse stato inserito dalla legislatrice sarda soprattutto per assicurarsi il monopolio della pratica della falconeria; ma il risultato, dal punto di vista protezionistico fu rilevante e per l’epoca veramente singolare. Molti anni più tardi, nel 1836, il generale Alberto Della Marmora scopriva nell’isolotto del Toro (Sardegna Sud occidentale) un piccolo ed elegante falco sino ad allora sconosciuto che presentava due fasi di colore. Il Della Marmora incaricava della descrizione lo studioso francese Gené il quale, conoscendo la storia della Carta de Logu dedicava la nuova specie alla legislatrice sarda e denomina la nuova specie Falcone di Eleonora Falco eleonorae (Genè 1840).

 

 

Distribuzione

Gli studi intrapresi negli ultimi decenni hanno potuto evidenziare che si tratta di una specie endemica di un’area molto ristretta. Il Falco della regina nidifica infatti in alcune isole del Mediterraneo, nelle Isole Canarie e nel Marocco atlantico con una popolazione totale di circa 4500 coppie di cui la maggior parte in Grecia (circa 2500 coppie), e contingenti importanti in Spagna (circa 600 coppie) e in Marocco (circa 700 coppie).

In Italia, nidificano circa 500 coppie in una decina di colonie distribuite soprattutto in Sicilia e Sardegna, con il grosso della popolazione localizzato in quest’ultima isola, dove sono presenti almeno 4 colonie (Spina 1992, Grussu 1995, 1996). La colonia più nota in Italia e una delle più famose del mondo si trova proprio in Sardegna ed è quella dell’Isola di San Pietro, scoperta nel 1971 da Attilio Mocci Demartis (Mocci Demartis 1973). Si tratta di una colonia sita in un ambiente molto suggestivo nonchè della colonia italiana più facilmente raggiungibile e dove nel nostro Paese è più facile avere incontri ripetuti e ravvicinati di questa elegante ed esclusiva specie senza creare disturbi.  

 

 

Comportamento e riproduzione

Il comportamento riproduttivo della specie evidenzia degli aspetti e adattamenti  abbastanza peculiari e insoliti nei rapaci della Regione Paleartica occidentale. Si tratta infatti di una specie spiccatamente sociale che nidifica in colonie molto localizzate su falesie costiere a strapiombo e isolotti scarsamente antropizzati. Le colonie, se non disturbate solitamente vengono riutilizzate per molti anni di seguito.

La specie è migratrice a lungo raggio. Arriva nei quartieri di nidificazione solitamente in aprile e da questo periodo a luglio frequenta tutti gli habitat (anche in quota), anche molto distanti dalle colonie. Il periodo riproduttivo inizia molto tardi, quando quasi tutte le altre specie del Mediterraneo hanno già completato il loro ciclo. Infatti, la deposizione delle uova del Falco della regina (solitamente in numero di 2-3 per nido) avviene alla fine di luglio in cavità naturali della falesia senza apporto di materiale. Eccezionalmente, in colonie poco disturbate sono stati osservati nidi deposti direttamente sul terreno e nidi molto ravvicinati (sino a pochi metri) tra loro (M. Grussu ined.).

L’allevamento dei pulli si protrae solitamente sino a settembre. In ottobre-novembre le colonie vengono abbandonate e l’intera popolazione (adulti e giovani) si sposta in massa attraverso il Mediterraneo e il Mar Rosso verso l’Africa sud-orientale e una vasta area dell’Oceano Indiano (Madagascar e arcipelago delle Mascarene) dove sverna formando anche gruppi misti con il Falco concolor (Walter 1979, Cramp & Simmons 1980).

 

 

Alimentazione

Anche l’alimentazione è piuttosto particolare. Infatti, il Falco della regina si ciba essenzialmente di insetti (Ortotteri, Libellulidi, Coleotteri, Odonati, Imenotteri etc.) e di qualche lucertola catturati nelle aree interne e costiere delle isole. In agosto, con la schiusa delle uova e per tutto il periodo di allevamento dei pulli, gli adulti cambiano completamente abitudini alimentari e si cibano quasi essenzialmente di uccelli, in particolare dei piccoli migratori (sino alle dimensioni di Cuculus canorus, Puffinus puffinus e Gallinula chloropus) che dopo essersi riprodotti in Europa rientrano nei quartieri invernali africani (Cramp & Simmons 1980, Spina 1992). Nell’alimentazione è stata riscontrata anche la presenza di Chirotteri (Corso 2002). Una delle tecniche di caccia più tipiche della specie, osservabile frequentemente nella colonia dell’Isola di San Pietro, è quella adottata in presenza di forte vento. Tenendosi sulla verticale della falesia contro vento, questi uccelli rimangono immobili in aria senza battere le ali ma variando soltanto la superficie portante delle stesse. Disponendosi a distanze differenti dalla falesia e ad altezze che variano a pochi metri sino a 1000 metri, i Falchi della regina attendono i migratori che stremati dal vento e dal viaggio si dirigono verso le coste per riposarsi e nutrirsi. In questo modo decine di falchi formano una vero e proprio “muro” di caccia e una volta individuato il piccolo migratore si lanciano in picchiata verso la preda. In altre occasioni i migratori vengono cacciati dopo lunghi inseguimenti a pochi metri dalla superficie del mare oppure vengono intercettati dai falchi (anche in azioni di gruppo) a largo della costa, sino a oltre 24 Km di distanza dalla colonia e a un’altezza di oltre 1600 metri (Rosen et al. 1999).

E’ attivo dal sorgere del sole sino al crepuscolo e più volte a San Pietro sono stati registrate attività di caccia anche durante le notti particolarmente luminose (luna piena) (Spina 1992, M. Grussu ined.).

 

Conservazione

Le minacce principali alla sopravvivenza di questo rapace sono la distruzione degli habitat (lottizzazioni, aperture di nuove strade costiere, insediamenti turistici etc), il disturbo antropico (la stagione riproduttiva coincide con l’invasione massiva di coste e isolotti da parte dei vacanzieri) e il bracconaggio (per la sua rarità la specie è molto richiesta da collezionisti). Sino agli anni 70, diverse colonie sarde sono state sistematicamente depredate da collezionisti e personaggi senza scrupoli. Per fermare questo comportamento, dal 1980 la LIPU organizza un campo di protezione della colonia di San Pietro (da alcuni anni inclusa in un’oasi vera  e propria), a cui partecipano appassionati e studiosi da tutta l’Europa. La presenza del campo di San Pietro, oltre a favorire la nidificazione della specie al riparo di pericoli antropici, ha determinato l’incremento della popolazione nidificante (recentemente assestata sopra le 110 coppie – Archivio Gruppo Ornitologico Sardo) e ha permesso una serie di studi approfonditi su molti aspetti della biologia di questa specie. Studi che sono stati riassunti in importanti lavori (per esempio: Spina 1992, Badami 1993, Medda 2002) e a cui si rimanda per un approfondimento sulla conoscenza di tutti gli aspetti della vita di questo straordinario rapace mediterraneo.

 

Riferimenti

Badami A. 1993. Ecologia riproduttiva del Falco della regina (Falco eleonorae) in una colonia della Sardegna sud-occidentale (1987-’91). Tesi di Laurea, Università degli studi di Roma.

Corso A. 2002. Predazione di Chirotteri da parte del Falco della regina Falco eleonorae. Aves Ichnusae 5: 37-40.

Cramp S. & Simmons K.E.L. 1980. The Birds of the Western Palearctic. 2, Hawks to Bustard. Oxford Unv. Press. Oxford.

Genè G. 1840. Descrizione di un nuovo falcone di Sardegna (Falco eleonorae). Regia Acc. Sc. Torino, 3 marzo 1839.

Grussu M. 1995, 1996. Status, distribuzione e popolazione degli uccelli nidificanti in Sardegna (Italia) al 1995. Gli Uccelli d’Italia  20: 77-85; 21: 5-16.

Medda M. 2002. Analisi del comportamento riproduttivo del Falco della regina Falco eleonorae. Tesi di Laurea, Università degli studi di Cagliari.

 Mocci Demartis A. 1973. Recensement de la colonie de Faucon d’Elèonore Falco eleonorae de l’île de San Pietro (Sardaigne). Alauda 41: 385-402.

Rosén M., Hedenström, Badami A., Spina F. & Åkesson S. 1999. Hunting flight behaviour of the Eleonora's Falcon Falco eleonorae. J. Avian Biol. 30: 342-350.

Spina F. 1992. Falco della regina Falco eleonorae. Pp. 658-673 in: Brichetti P. et al. (eds.). Fauna d’Italia XXIX. Aves I. Calderini. Bologna.

Walter W. 1979. Eleonora’s Falcon. Adaptations to prey and habitat in a social raptor. University of Chicago Press. Chicago.